CORRIERE DELLO SPETTACOLO - Massimo Pastore
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CORRIERE DELLO SPETTACOLO

20 giugno 2014

Massimo Pastore, una vita per la fotografia.
Intervista di Andrea Axel Nobile
Nato a Napoli nel 1971 Massimo Pastore inizia il suo percorso artistico da autodidatta e  nel 1997 decide di dedicarsi alla fotografia lavorando  prima come assistente di laboratorio di sviluppo e stampa fotografica e successivamente come assistente fotografo. Nel 1999 inaugura a Napoli la sua prima personale di fotografia “Di Luce Propria” affermandosi come ritrattista. Contestualmente alla sua ricerca artistica inizia a collaborare con la Fondazione Banco di Napoli per l’Assistenza all’Infanzia organizzando corsi di fotografia e di sviluppo e stampa del bianco e nero rivolti a ragazzi socialmente disagiati. Nel 2003 si diploma in fotografia all’IEAO di Perugia e segue diversi workshops di fotografia. Nel 2006 crea con Antonio Maiorino PrimoPiano Napoli, una galleria impegnata nella ricerca e nell’esposizione di artisti che lavorano con la fotografia, nonchè laboratorio personale e collettivo.
Ha esposto i suoi lavori in varie mostre collettive e personali in Italia, Francia, Germania, Lussemburgo,e tanti altri paesi. Conosciuto per la sua fotografia estremamente realistica e specchio della contemporaneità.

Negli  ultimi anni c’è stata sicuramente un’inflazione di fotografi, aiutati dalle nuove tecnologie sicuramente, si hanno risultati  ottimi, ma in cosa si differenzia un fotografo professionista?

Ritengo sia necessario fare una distinzione tra chi utilizza la fotografia per scopi puramente commerciali e chi invece trova in essa il proprio strumento di ricerca artistica. L’avvento del digitale, associato alla fotografia commerciale, ha permesso di abbattere i costi di produzione delle immagini e grazie alla tecnologia e all’automatizzazione dello strumento è concesso ad un numero crescente di persone di poter lavorare come fotografi il che favorisce si un abbattimento della spesa per il committente ma anche un inevitabile abbassamento della qualità del prodotto fotografico generato dalla necessità del risparmio e da un eccesso di concorrenza spesso sleale (fenomeno che in tempi di crisi cresce enormemente). Nel campo della ricerca artistica invece credo che il discorso sia diverso, il digitale consente di ampliare il campo di azione del Fotografo/artista consentendogli di creare situazioni “altre” grazie soprattutto all’utilizzo di software per la rielaborazione delle immagini digitali o digitalizzate. Una grande opportunità di crescita.
Ricordo che quando ero bambino avevo una kodak di plastica blu, di quelle che montavano la pellicola e quando andavo in gita con la scuola ognuno di noi ne possedeva una simile, stessa cosa sarebbe accaduta alle medie e alle superiori, ma di tutti quei ragazzi che possedevano una macchina fotografica sono stato il solo a diventare fotografo.
Successivamente, l’avvento del digitale associato con lo sviluppo tecnologico ha reso lo strumento per catturare le immagini più accessibile, sia in termini economici che funzionali, abolite le pellicole e incorporando la macchina fotografica anche all’interno dei telefoni portatili lo strumento è diventato estremamente democratico, ognuno di noi può così ritrarre ogni momento della propria vita, molti hanno forse imparato a guardare il mondo attraverso un monitor ma essere un Fotografo è cosa diversa dallo scattare fotografie, dal raccogliere immagini che non vengono più stampate ma conservate negli hard disk o pubblicare sui social network. Essere Fotografo è qualcosa di più complesso, necessita innanzitutto la conoscenza del mezzo e la relativa consapevolezza del suo utilizzo, la macchina fotografica, che sia analogica o digitale, deve diventare il prolungamento delle proprie braccia e della propria vista, deve diventare strumento che sappia rendere visibile un’idea, una sensazione, un progetto. Si è Fotografi quando si fanno fotografie con coscienza.

Nelle tue fotografie, vien fuori quel mondo fatto di ossessioni e piccole gioie , dove trovi la tua ispirazione per le tue creazioni?

Ma non è forse la vita, intesa come esistenza, ad essere costellata di gioie, dolori e piccole o grandi ossessioni?
Sin dall’inizio ho concentrato la mia ricerca personale su quei temi che fanno parte della vita di ogni essere umano, i sentimenti e le relazioni umane (nel progetto Monolithos), il sesso e le diverse sessualità (in .Org), la ricerca del senso della separazione intesa come Morte nell’opera multimediale (fotografie, video, audio installazione) Bianco Cold landscapes, il piacevole gioco della conoscenza che si articola nel mio ultimo progetto As You Like It in cui le persone ritratte vengono da me invitate a raccontarsi e a raccontare un luogo specifico.

La costante del nudo come mai?

Amo la vita quindi amo il corpo che è lo strumento che consente la comunicazione tra il mondo interno di ciascun essere umano e quello esteriore, noi ci relazioniamo al mondo grazie al nostro corpo, attraverso il linguaggio ma prima ancora con la gestualità. Ogni sua singola parte si muove nel generare espressioni e non trovo vi sia differenza tra le sue singole parti , tra una mano, un pene, un seno, un sedere, un volto, un piede, etc… il teatro danza, così come gli artisti che si esprimono con la performance hanno ben chiari questi concetti, buona parte della mia ricerca fotografia necessita appunto dell’utilizzo della azione performativa, sia nei casi in cui decida di ricorrere all’autoritratto sia quando invece lavoro con altre persone. In entrambi i casi il soggetto si cala intimamente nel ruolo da interpretare e attraverso il corpo lo rende visibile, fruibile allo sguardo, la fotografia in questo caso diviene il processo finale di un percorso intenso che si sviluppa interiormente e si esprime attraverso i muscoli, le ossa, i tendini, i nervi, posso affermare che il vestito dei miei soggetti ritratti  è il corpo stesso. Non c’è nulla di più bello e sensuale di un corpo nudo che si muove, come i danzatori o gli sportivi che attraverso il corpo disegnano lo spazio entro il quale si muovono questo concetto sarà la base della mia prossimo progetto.
I vestiti a volte sono un inutile ingombro soprattutto in fotografia.

Come nasce il progetto As you like it in mostra fino al 30 luglio alla Galleria Primopiano?

As you like it è la naturale evoluzione dei miei progetti precedenti. In questo caso il soggetto assume un ruolo attivo nel processo di creazione del ritratto, nel senso che viene invitato a riflettere su se stesso, a relazionarsi con il mezzo fotografico, con il fotografo e con lo spazio entro cui ha libertà di muoversi, il fotografo assume il ruolo del curatore e i soggetti ritratti quello dell’artista che pensa, svolge l’azione e decide successivamente il titolo del proprio ritratto. Tutto nacque nel 2006 durante i lavori di ristrutturazione dello spazio che sarebbe diventato pochi mesi dopo Primopiano home gallery. Via via che i lavori proseguivano emergevano tracce di decorazioni di diverse epoche, dagli inizi del 1700 fino ai nostri giorni, più di 300 anni di storia in cui si sono succedute diverse storie di persone che si sono alternate in questo luogo. Contemporaneamente si facevano spazio tra la polvere oggetti che potevano fornirmi indicazioni più precise sui vari passaggi, come un banchetto di scuola, di quelli che si usavano negli anni 50 o una rivista porno degli anni 70 accuratamente nascosta nell’intercapedine di una delle porte, o una scatola piena di radiografie, un posacenere, ed altri oggetti. Potevo sentire il fluire di queste anime, ogni traccia rinvenuta mi permetteva di “immaginare” e a volte fantasticare su chi prima di me aveva abitato questa “Casa”. Tutte tracce di passaggi che abbiamo accuratamente custodito e valorizzato. Sapevo che da li a poco altre storie si sarebbero alternate nel corso dei giorni, mesi e anni successivi quindi ebbi l’idea di raccontarle registrando i loro passaggi sulla pellicola fotografica, con un approccio innovativo magistralmente descritto dai curatori della mostra, Denis Curti e Antonio Maiorino e grazie anche agli interventi/cameo di Andrea Viliani, Nicola Davide Angerame e Marina Presciutti i cui testi hanno impreziosito il volume che accompagna la mostra.

Vedremo altre esposizioni oltre quella di Napoli?

Proprio in questi giorni ho incontrato la titolare di una storica galleria di Bari e stiamo appunto organizzando l’esposizione di As you like It negli spazi del Museo Nuova Era per il prossimo mese di dicembre. Le tappe successive saranno poi rese note man mano che si decideranno le date.

Della divulgazione dell’arte attraverso i social cosa pensi?

L’era della comunicazione sta cambiando velocemente grazie alla Rete che si sta dimostrando uno strumento estremamente utile per veicolare qualsiasi tipo di informazioni in tempo reale oltre ogni confine geografico.
E’ (fortunatamente) finita l’era dell’egemonia dei giornali o quotidiani cartacei ai quali era affidato il compito di pubblicizzare un qualsiasi prodotto (anche artistico), che inevitabilmente tagliava fuori chi non aveva i soldi per comprarsi uno spazio o chi non aveva contatti diretti con le diverse redazioni. Era anche molto più complesso, lungo e dispendioso contattare gallerie, curatori, Istituzioni, bisognava investire nella realizzazione cartacea di portfolios e spedirli fisicamente ai vari destinatari che nella maggior parte dei casi nemmeno rispondevano.
Da qualche anno a questa parte le varie piattaforme social consentono di mostrare il lavoro e il pensiero dell’artista su scala globale. A me è capitato di essere stato contattato tramite facebook (per esempio, per citarne uno)) da curatori che dopo aver visto i miei lavori mi hanno coinvolto in mostre in luoghi anche importanti come il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Cosenza. Credo che nella nostra epoca chi voglia farsi conoscere debba essere presente nella rete, altrimenti il rischio è quello di essere invisibile!

A proposito delle nuove tecnologie ultimamente hai aperto  il tuo nuovo  sito…

Beh! Ho scelto di realizzare un sito semplice, facile da consultare e nel quale poter inserire tutte le informazioni che riguardano la mia storia artistica passata e presente e giusto qualche accenno al futuro.  Non vi sono animazioni  per non distrarre il visitatore, gusto un sottofondo musicale per rendere più piacevole la navigazione ed enfatizzare la visione delle opere fotografiche,  compito affidato alla Passacaglia di  George Frideric Handel, da buon napoletano non potevo non optare per il barocco.

Curata da Andrea Axel Nobile

ILPAESANO.IT
II Mattino
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