III MOMENTO - Massimo Pastore
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III MOMENTO

(al limite della sopportazione)

Ieri mattina molto presto ho iniziato a camminare e non mi sono più fermato, dalle 9 fino alle 17ora in cui avrei dovuto nuovamente stendermi sul lettino odontoiatrico. Avevo notato il giorno precedente una freccia che indicava lo presenza di uno zoo e chi mi conosce sa che quando mi reco in una città nuova, non so per quale assurdo motivo, ho necessità di visitare zoo e cimitero. Ebbene lo zoo di questa pallosa cittadina della Transilvania si trova in cima ad un monte che se ci vai in auto è un conto ma se invece decidi di andarci a piedi dopo un po inizi a maledire ogni cosa che ti capita lungo il cammino, che siano case, alberi, corvi, segnali stradali ( di persone nemmeno a parlarne) te stesso compreso, affannato più volte mi sono detto : ma chi cazzo mi ha cecato. Una volta arrivato in cima pensavo di trovare gruppi di bambini urlanti, invece niente! tant’è che mi è sorto il dubbio che lo zoo fosse chiuso. Arrivato all’ingresso si è aperta una finestrella quadrata e una signorina mi guarda e mi chiede: quanti? Resto perplesso, mi guardo intorno e le rispondo: Uno, evidentemente. È tutto talmente desolato che anche gli animali hanno un’aria annoiata, infatti ogni volta che mi avvicino ad una gabbia o ad un recinto le povere bestie si accalcano sulla recinzione e mi guardano fissi, si camminano addosso come se volessero godere ognuno di loro della mia presenza. Forse l’unico zoo al mondo dove può capitare che gli animali siano all’esterno dei recinti (ph.5), come nel caso del cerbiatto che se ne andava in giro liberamente. Mi avvicino ad un grande recinto che ospita insieme orsi bruni ( che poi mi hanno detto essere scappati per tre volte in un recente passato) e lupi, i temibili lupi. Man mano che mi avvicino alla recinzione uno di questi mi fissa da lontano e si dirige verso di me scondinzolando e guaendo tant’è che arrivato a pochi centimetri di distanza ho provato un sentimento di affetto, proprio come quando da bambino incontravo un cane abbandonato e lo portavo a casa, ebbene la tentazione di aprire quel recinto e portare con me quel lupo è stata forte, solo la presenza degli orsi mi ha fatto desistere, troppi e troppo grossi, ma nient’altro avrebbe potuto impedirmelo. Saluto il mio unico amico qui in Transilvania e decido di uscire da quel luogo di prigionia nel quale ho provato con gli animali reclusi e soli una sorta di empatia e proprio come un lupo infreddolito e affamato inizio la mia discesa verso la valle. il bosco si dirada lasciando il posto a casette a destra e villette a sinistra preannunciando l’imminente avvicinarsi della città, non un bar, non un posto qualunque dove poter trovare ristoro, niente, una discesa interminabile, poi d’improvviso incontro un ragazzo al quale chiedo informazioni per raggiungere il centro, Zoltan è il suo nome (ph.6). Si offre di accompagnarmi, approfitto subito e gli chiedo dove posso comprare le sigarette e un caffè dove poter sostare e sorseggiare una cioccolata calda. Si offre di accompagnarmi e con grande gratitudine accetto e mi lascio condurre da lui in caffè collocato sotto terra! Ecco finalmente ho capito che qui si svolge tutto all’interno. Gli offro quel che vuole poi decido di andare a visitare il Palazzo della Cultura. Un bell’edificio imponente dove all’interno vi sono due teatri, una galleria d’arte Moderna e la Sala degli specchi di cui tanto vanno fieri. Un salone rettangolare abbastanza grande con due grandi specchi collocati sulla pareti corte del rettangolo l’uno di fronte all’altro. Che fantasia! Per non dire altro. Proseguo il mio peregrinare assieme a zoltan che mi parla delle sue aspirazioni di scrittore, del sogno di viaggiare in Giappone e della sua fidanzata, gli chiedo di mostrarmi un posto a lui caro di questa città, e mi porta attraverso un improbabile parco giochi per bambini in un campo sportivo dismesso, decadente, abbandonato (ph.7) . Questo è uno dei suoi posti preferiti! Iniziamo la passeggiata del rientro quando improvvisamente, arrivati all’altezza del Teatro Nazionale mi congeda lasciandomi nuovamente solo a continuare il mio peregrinare. Sono stanco mi precipito in un KFC, mi fiondo sul pollo fritto prima di tornare da dove ero partito. Ho bisogno di una pausa! La giornata di oggi mi ha convinto che è arrivato il momento di una pausa, oltre che dal dentista da questa città noiosa. Domani partirò per Cluj Napoca e tornerò qui solo per sedermi nuovamente sulla sedia odontoiatrica. Ovvero lunedì alle ore 13.00. Per il momento necessito di socialità sennò sclero. Buonanotte e a presto.

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