ILPAESANO.IT - Massimo Pastore
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8 luglio 2014

Massimo Pastore: “As you like it”. Fotografia, vita e arte
Quando nasce Massimo Pastore come fotografo? 
«Il tutto ebbe inizio da un’incontro casuale, era il 1997 e Anna Santonicola, fotografa e specialista della stampa in bianco e nero, vide delle fotografie che scattai durante una vacanza a Procida e mi suggerì di approfondire quel che considerava un talento naturale e così dopo un lungo periodo di inconsapevole sperimentazione espressiva, transitando nel mondo della pittura prima (con risultati ben distanti dal poterli considerare soddisfacenti) e in quello della scultura poi, nel 1997 iniziai a frequentare lo studio di Santonicola imparando le tecniche della stampa analogica in bianco e nero, restai subito affascinato dalla magia dell’immagine latente che lentamente appare su un foglio bianco. Poco più tardi iniziai a fotografare con coscienza “scegliendo” quindi la fotografia come mio principale mezzo espressivo e nel 1999 proposi al pubblico la mia prima mostra “Di Luce Propria” in occasione delle celebrazioni del Bicentenario della Rivoluzione Napoletana (1799-1999), una galleria di ritratti in bianco e nero di persone che considerai rappresentative del mondo dell’arte e della Cultura napoletana, tra i quali: Lina Sastri, Fabrizia Ramondino, Enzo Gragnaniello, Pietra Montecorvino, Eugenio Bennato, Fausta Vetere, Nuccia Fumo, Sergio Bruni. La mostra andò molto bene e in seguito fui contattato dalla Nuova Compagnia di Canto Popolare per curare l’immagine del cd “La Voce del Grano”, mi dissero che si erano rivolti a me perché volevano delle fotografie che avessero un’anima. Avevo incontrato la fotografia, o meglio, la fotografia aveva trovato me».
Nelle tue fotografie, vien fuori quel mondo fatto di ossessioni e piccole gioie, dove trovi la tua ispirazione per le tue creazioni?
«Ma non è forse la vita, intesa come esistenza, ad essere costellata di gioie, dolori e piccole o grandi ossessioni? Sin dall’inizio ho concentrato la mia ricerca personale su quei temi che fanno parte della vita di ogni essere umano, i sentimenti e le relazioni umane (nel progetto Monolithos), il sesso e le diverse sessualità (in .Org), la ricerca del senso della separazione intesa come Morte nell’opera multimediale (fotografie, video, audio installazione) Bianco Cold landscapes, il piacevole gioco della conoscenza che si articola nel mio ultimo progetto As You Like It in cui le persone ritratte vengono da me invitate a raccontarsi e a raccontare un luogo specifico».
La costante del nudi artistici come mai?
«Amo la vita quindi amo il corpo che è lo strumento che consente la comunicazione tra il mondo interno di ciascun essere umano e quello esteriore, noi ci relazioniamo al mondo grazie al nostro corpo, attraverso il linguaggio ma prima ancora con la gestualità. Ogni sua singola parte si muove nel generare espressioni e non trovo vi sia differenza tra le sue singole parti , tra una mano, un pene, un seno, un sedere, un volto, un piede, etc… il teatro danza, così come gli artisti che si esprimono con la performance hanno ben chiari questi concetti, buona parte della mia ricerca fotografia necessita appunto dell’utilizzo della azione performativa, sia nei casi in cui decida di ricorrere all’autoritratto sia quando invece lavoro con altre persone. In entrambi i casi il soggetto si cala intimamente nel ruolo da interpretare e attraverso il corpo lo rende visibile, fruibile allo sguardo, la fotografia in questo caso diviene il processo finale di un percorso intenso che si sviluppa interiormente e si esprime attraverso i muscoli, le ossa, i tendini, i nervi, posso affermare che il vestito dei miei soggetti ritratti è il corpo stesso. Non c’è nulla di più bello e sensuale di un corpo nudo che si muove, come i danzatori o gli sportivi che attraverso il corpo disegnano lo spazio entro il quale si muovono questo concetto sarà la base della mia prossimo progetto. I vestiti a volte sono un inutile ingombro soprattutto in fotografia».

Massimo Pastore
Come nasce il progetto As you like it in mostra fino al 30 luglio alla Galleria Primopiano? 
«As you like it è la naturale evoluzione dei miei progetti precedenti. In questo caso il soggetto assume un ruolo attivo nel processo di creazione del ritratto, nel senso che viene invitato a riflettere su se stesso, a relazionarsi con il mezzo fotografico, con il fotografo e con lo spazio entro cui ha libertà di muoversi, il fotografo assume il ruolo del curatore e i soggetti ritratti quello dell’artista che pensa, svolge l’azione e decide successivamente il titolo del proprio ritratto. Tutto nacque nel 2006 durante i lavori di ristrutturazione dello spazio che sarebbe diventato pochi mesi dopo Primopiano home gallery. Via via che i lavori proseguivano emergevano tracce di decorazioni di diverse epoche, dagli inizi del 1700 fino ai nostri giorni, più di 300 anni di storia in cui si sono succedute diverse storie di persone che si sono alternate in questo luogo. Contemporaneamente si facevano spazio tra la polvere oggetti che potevano fornirmi indicazioni più precise sui vari passaggi, come un banchetto di scuola, di quelli che si usavano negli anni 50 o una rivista porno degli anni 70 accuratamente nascosta nell’intercapedine di una delle porte, o una scatola piena di radiografie, un posacenere, ed altri oggetti. Potevo sentire il fluire di queste anime, ogni traccia rinvenuta mi permetteva di “immaginare” e a volte fantasticare su chi prima di me aveva abitato questa “Casa”. Tutte tracce di passaggi che abbiamo accuratamente custodito e valorizzato. Sapevo che da li a poco altre storie si sarebbero alternate nel corso dei giorni, mesi e anni successivi quindi ebbi l’idea di raccontarle registrando i loro passaggi sulla pellicola fotografica, con un approccio innovativo magistralmente descritto dai curatori della mostra, Denis Curti e Antonio Maiorino».
Vedremo altre esposizioni oltre quella di Napoli? 
«Proprio in questi giorni ho incontrato la titolare di una storica galleria di Bari e stiamo appunto organizzando l’esposizione di As you like It negli spazi del Museo Nuova Era per il prossimo mese di dicembre. Le tappe successive saranno poi rese note man mano che si decideranno le date».
Cosa Pensi della Puglia e della sua CRESCITA CULTURALE? 
«La Puglia è una terra sorprendente, apparentemente isolata (geograficamente) negli ultimi anni è stata la regione del Mezzogiorno d’Italia che più di altre ha innescato un meccanismo virtuoso di investimenti in vari ambiti ma soprattutto nel campo della Cultura, riuscendo a sfruttare a pieno i fondi europei per lo sviluppo. Una regione che ha ben compreso (e di questo Niki Vendola è portavoce da sempre) che la Cultura può essere il principale elemento di emancipazione, individuale, sociale e di conseguenza economica. La Puglia ha saputo innescare un meccanismo virtuoso finalizzato alla valorizzazione del territorio attraverso l’Arte (antica e contemporanea), l’enogastronomia, la sua straordinaria tradizione musicale, sviluppando un turismo variegato e attirando, di conseguenza, investimenti di piccoli e grandi capitali provenienti non solo dall’Italia ma anche da altri Paesi europei. Molto è stato fatto in questi anni e molto ancora si dovrà fare, soprattutto al livello infrastrutturale per consentire spostamenti più agevoli dei viaggiatori da e per la Puglia».
Parliamo del tuo libro come nasce?
«Il Libro As You Like It nasce dalla mia necessità di realizzare un’opera nell’opera, quindi non il solito catalogo che accompagna una mostra ma un prodotto artistico indipendente, capace di vivere di vita propria. Posso definire il libro As You Like It un prodotto corale che ha coinvolto più professionalità che hanno prestato il proprio talento per la realizzazione di un volume in cui immagini e testi dialogano tra loro in una riflessione approfondita sulla fotografia contemporanea. Decisi quindi di affidare l’impostazione grafica del catalogo a Roberto Monte, architetto/design/artista che ci aiutò nel 2006 a ripensare gli spazi di quella che oggi è la Galleria PrimoPiano Napoli, rivelatosi set ideale dove ambientare questo progetto fotografico da me realizzato in una atipica lunga e inevitabile (è anche il luogo dove vivo) residenza artistica. I testi presenti nel volume sono invece stati realizzati da firme autorevoli, teorici della fotografia e dell’arte contemporanea: Denis Curti (storico della fotografia, curatore e critico, presidente della Fondazione Forma) che ha scritto il testo critico di apertura del volume, Andrea Viliani (curatore e critico d’arte, Direttore del Madre Museo d’arte Contemporanea Napoli), Nicola Davide Angerame (Filosofo, critico e curatore d’arte), Marina Presciutti (scrittrice) e Antonio Maiorino (gallerista nonché curatore che segue il mio lavoro sin dagli inizi) che insieme hanno dato vita ad una illuminante e appassionante conversazione/riflessione sulla fotografia. Il volume “ As You Like It” è quindi un’opera autonoma da guardare e da leggere, in italiano e in inglese grazie all’artista Daniela Cicatiello che ha magistralmente curato tutte le traduzioni dei testi presenti».
Della divulgazione dell’arte attraverso i social cosa pensi?
«L’era della comunicazione sta cambiando velocemente grazie alla Rete che si sta dimostrando uno strumento estremamente utile per veicolare qualsiasi tipo di informazioni in tempo reale oltre ogni confine geografico. E’ (fortunatamente) finita l’era dell’egemonia dei giornali o quotidiani cartacei ai quali era affidato il compito di pubblicizzare un qualsiasi prodotto (anche artistico), che inevitabilmente tagliava fuori chi non aveva i soldi per comprarsi uno spazio o chi non aveva contatti diretti con le diverse redazioni. Era anche molto più complesso, lungo e dispendioso contattare gallerie, curatori, Istituzioni, bisognava investire nella realizzazione cartacea di portfolios e spedirli fisicamente ai vari destinatari che nella maggior parte dei casi nemmeno rispondevano. Da qualche anno a questa parte le varie piattaforme social consentono di mostrare il lavoro e il pensiero dell’artista su scala globale. A me è capitato di essere stato contattato tramite facebook (per esempio, per citarne uno) da curatori che dopo aver visto i miei lavori mi hanno coinvolto in mostre in luoghi anche importanti come il Museo d’Arte Moderna e Contemporanea di Cosenza. Credo che nella nostra epoca chi voglia farsi conoscere debba essere presente nella rete, altrimenti il rischio è quello di essere invisibile!».
A cura di Rosario Porzio

ARTRIBUNE
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