Massimo Pastore | Bianco_Cold Landscapes
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Bianco_Cold Landscapes


 

La contemporaneità di diversi protagonisti e delle loro umanità attraverso le performance solipstiche di Pastore nelle opere fotografiche “Bianco Cold Landscapes”, ci riportano ad un parallelismo assurdo a casuale, con probabili punti di incontro che solcano la stessa traccia dell’assurdo e del volutamente reale. Un pendolarismo temporale ci conduce a personaggi che vivono o non vivono più, che non avrebbero mai potuto essere contemporaneamente in quel luogo. Sebbene nelle storie esposte ci siano indubbie relazioni tra i personaggi esse scompaiono trasformando il reale in una serie di monadi e di punti di vista.

I soggetti sono lo spazio stesso . con la soppressione del tempo oggettivo e traghettando i personaggi all’interno della psiche il reale si espone in maniera allucinata e bianca dove l’unico ordine è quello analogico del bianco e delle vesti (o di un’unica veste uguale per molti). Il continuo sdoppiamento del soggetto è evidentemente non spiegabile oppure si delinea come onirica ossessione o ancora come analisi psicologica. Probabile sia dissociazione di un’anima. Si espone Pastore al pubblico prestando il suo corpo a quei personaggi che non sono più ma che hanno fatto parte della sua storia familiare, gioca quindi con il paradosso temporale sincronia/diacronia. Quel che è già accaduto lentamente si liquefa nel bianco, oppure quello che è ancora da venire nel bianco si compone. Il bianco diventa elemento di autosospensione, di azzeramento volontario e fittizio della coscienza affinchè sia l’occhio a comprendere quanto ci sia di cinereo e quanto di niveo. E credendo a quel che si vede sembrerà di sentire le parole di Plinio il giovane: – Agli occhi ancor tremanti tutto si mostrava cambiato e coperto da un monte di cenere, come se fosse nevicato.

Antonio Maiorino

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