Massimo Pastore | Femmes
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Femmes

Non è il broncio delle lupe affamate che deve spaventarti nel mio sguardo di bambina, quanto il segreto che ti urlo da sempre e che da sempre non sei pronto ad ascoltare. Io so esattamente come costruire ponti sull’infinito e aprire varchi nei torrioni dell’oblio. E siederò vecchia a cosce larghe senza alcuna vergogna, perché alla fine dei miei giorni non dovrò più curarmi dell’inganno del pudore.

Parlerò agli uccelli in gabbia con la stessa voce argentina con cui blandivo gli amanti volati via, perché le infinite cicche spente nella veglia non avranno arrugginito l’ugola amorosa.

Io so che la mia vita sarà l’eterno fluire di un granello di sabbia nella clessidra, dall’ampolla del tempo delle Figlie a quella del tempo delle Madri. Nella strettoia libererò la forza che mi possiede, nell’incavo dove la spinta è più forte risalirò la corrente e lancerò il mio dardo di luce infuocato prima di scivolare docile nelle tenebre.

Indosserò la camicia di forza della quotidianità e da tutte le latitudini intonerò il mio canto selvaggio alla vita. Aleggerò smarrita nei sogni come un dente di leone in cerca di una mano che l’afferri, ma l’istante dopo mi vedrai danzare gioiosa e furente per propiziare il raccolto nel mio campo e la semina nel mio letto.

Avrò mascelle da soldato e omeri instancabili, ma quando il sole sarà calato indosserò, non vista, il velo di sposa fanciulla che ho finto di riporre. Negli occhi bassi del dolore e in quelli alti della supplica troverai l’identica fiamma che arde dal più limpido dei sorrisi e dalla più antica delle speranze.

Mi farò monte che interroga i vulcani sui misteri delle viscere abitate. Mi farò pietra che sfida la furia dei venti e si sbriciola al cinguettio d’un passero infreddolito. Mi farò voce di tutta la sapienza muta appresa nell’origliare alle porte del potere. E in ogni mio passo nel mondo replicherò le impronte lasciate nel fuoco dalle sorelle streghe sante e operaie.

Ciò nonostante, saprò dimenticarmi. Perché ora e qui è il mio tempo d’amare.

Marina Presciutti